Adrian Tchaikovsky

I Figli del Tempo

Ed. Fanucci 2018

 

 


Vincitore nel 2016 del premio Arthur Clarke come miglior romanzo di fantascienza. Anche gli ultimi umani sopravvissuti alla rovina della Terra stanno ormai fuggendo nel disperato tentativo di trovare una nuova casa tra le stelle. Seguendo le orme indicate molto tempo prima dai loro antenati, riescono a scoprire un pianeta apparentemente perfetto per ospitare vita umana. Ma la realtà sulla nuova Terra non si rivelerà così tranquilla e pacifica come avevano sperato... Nei lunghi anni trascorsi dal giorno del loro arrivo, il faticoso lavoro dei predecessori ha dato vita a frutti disastrosi e controproducenti, e il pianeta adesso è tutt’altro che incontaminato e ospitale. In più, l’incontro con una nuova specie aliena non farà altro che complicare i progetti iniziali degli umani... Lo scontro tra le due civiltà, in lotta per raggiungere lo stesso obiettivo, appare ormai imminente e inevitabile. E mentre il destino dell’intera umanità resta appeso a un filo sempre più sottile, una domanda risuona più minacciosa che mai: chi saranno gli eredi della nuova Terra? Un’avventura interstellare per la sopravvivenza. Due civiltà in rotta di collisione per decretare il destino del nuovo pianeta

Ha ricevuto il Premio Arthur Clarke, che non è l'Hugo o il Nebula, ma è in ogni caso un premio importante e ambito, ha una valutazione su Goodreads di 4.29 (con massimo 5) con 17000 valutazioni, cioè decisamente alta, eppure non mi è proprio piaciuto.
Alcuni aspetti di questo giudizio sono sicuramente soggettivi, dovuti alla mia scala di gradimento personale, ma molti sono decisamente oggettivi, e cercherò di illustrarli nel seguito.
Intanto la storia ha molto poco di originale, con temi utilizzati innumerevoli volte nella storia della fantascienza. Come raccontato brevemente nel prologo, una umanità che ha colonizzato l'intero Sistema Solare, e sta portando avanti dei progetti di terraformazione di pianeti di altri sistemi stellari, subisce una forte crisi interna dovuto allo scontro tra chi pensa di supplire alla mancanza di veri "alieni" con un superamento del concetto di uomo, sviluppando modi diversi di intelligenza, e chi invece vuole garantire la superiorità dell'uomo così com'è. Questo scontro, con altri aspetti che al momento non si capiscono molto bene, porta ad una completa regressione della civiltà umana, ma in particolare al parziale fallimento di un programma di terraformazione accompagnato dal tentativo di forzare lo sviluppo di intelligenza in alcune scimmie usando un virus capace di guidare lo sviluppo evolutivo. Il gruppo di scimmie che dovevano iniziare l'esperimento è distrutto, ma il virus viene ugualmente istallato sul pianeta che sta subendo la terraformazione.
Già questo prologo mi è piaciuto poco nella sua esposizione, perché si propone, anche giustamente, di introdurre l'ambientazione della storia attraverso una situazione viva, con personaggi attivi, ma purtroppo di fatto si limita ai ricordi e ai pensieri di un singolo personaggio, con praticamente niente di davvero "visivo". Un semplice racconto da un singolo punto di vista, e anche abbastanza confuso, e di fatto un grosso difetto narrativo.
Dopo alcuni millenni (in questo romanzo i millenni scorrono facilmente) i superstiti umani su una Terra ormai impossibilitata a sostenerli, saccheggiando ogni residuo della vecchia civiltà, costuiscono delle arche-astronavi e partono verso i lontani pianeti che erano in stato di terraformazione. Le illogigità di questa parte del racconto sono così tante che non vale davvero la pena di notarle singolarmente.
Il romanzo segue la storia di una di queste arche-astronavi diretta verso il pianeta dove era stato immesso il virus per l'accelerazione evolutiva.
A parte i tanti dettagli, il risultato è lo scontro tra un gruppo di umani che devono assolutamente trovare un pianeta su cui stabilirsi e una civiltà completamente aliena, in questo caso una società di grossi ragni, che cercano di opporsi all'invasione. Temi decisamente non nuovi e sviluppati nel passato in diverse forme e con risultati estremamente variabili.
I pregi di questo romanzo credo si possano limitare ad alcune idee sulla società dei ragni, sull'aspetto della loro comunicazione, e in parte anche sulla società delle formiche, che i ragni riusciranno a controllare come proprio strumento operativo, sia per sviluppi tecnologici che come strumento di calcolo. Ma niente di davvero travolgente.
In compenso i difetti sono molti e davvero evidenti. La vicenda sull'astronave umana è davvero banale, una copia semplificata di tante altre descrizioni simili, con l'aggravante di presentare un insieme di personaggi davvero mal gestiti, a cominciare dall'unico punto di vista, un "classicista" poco considerato dai suoi compagni di avventura ma in compenso molto petulante. Inoltre un sistema criogenico di conservazione così efficiente da durare millenni permettendo continui "risvegli" in condizioni perfette di tanti individui è comunque più un miracolo che una buona tecnologia.
Ma a mio parere i difetti più grossi si hanno proprio dove ci sono anche gli unici pregi: nella parte dedicata alla civiltà dei ragni. Onestamente non ho capito cosa volesse ottenere l'autore scrivendo questa frazione del racconto che è in parte raccontata con un punto di vista di un ragno, ovviamente diverso da generazione a generazione, anche se i nomi si alternano tra un semplice paio di scelte, ma che è spesso quasi un racconto di un Osservatore Onniscente, con continui paragoni ad attitudini umane, che i ragni ovviamente non possono conoscere. Un vero guazzabuglio narrativo che a me è apparso davvero irritante e del tutto innaturale.
Il finale è poi estremamente debole, perché non solo è molto affrettato, con evidenti buchi logici, ma si basa su situazioni davvero difficili da giustificare razionalmente. A partire da un virus che ci ha messo millenni per spingere l'evoluzione di una specie, e ora è in grado di cambiare la struttura di pensiero di una persona dopo una mezz'ora da quando è stato inettato. Insomma un finale buonista, ingenuo e fortemente illogico. Come buona parte del romanzo, a mio parere.

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